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Mulan e il rifiuto dei ruoli imposti

Attualità, passato e presente: nei giorni in cui apprendiamo tristemente della morte di Raffaella Carrà, rispolverare Mulan potrebbe sembrare scontato: difatti lo è.

C’è al tempo stesso qualcosa, però, una sfumatura etica tanto sottile quanto necessaria, che permette alla critica contemporanea di riconoscere l’esigenza di parlare ancora di alcune cose, perché ciò che è stato superato non è esaurito se la sua funzione può essere ancora valida nel presente.

Allora, mentre forze politiche indagano, politici riconfigurano le strutture legate alla parità di genere e violenze inaudite continuano a essere consumate, rispolverare la costruzione narrativa e mitopoietica proposta da questo classico Disney può essere molto prezioso.

Questo storico film d’animazione del 1998 rappresenta ben più che il conflitto tra Mongoli e Cinesi a cavallo della Grande Muraglia: esprimendo il rifiuto del ruolo imposto alla figlia femmina della famiglia aristocratica, Mulan si consacra come individuo, persona, soggetto.

Il tema può essere più o meno interessante a seconda della sensibilità personale, ma al di là della questione relativa alla parità di genere e al femminismo, una prospettiva alternativa può essere usata per analizzare questo classico Disney: la duplicità immensamente problematica tra passività e attività, tra coloro che hanno la possibilità di essere protagonisti e coloro che sono costretti a sottomettersi.

Mulan: questione di motivazione

Mulan, la società e i ruoli: la principessa Disney anticipa tendenze che oggi farebbero rabbrividire alcuni, ma perché è così importante?
Mulan – Il padre e la protagonista

Scomodare maestri del sospetto non è l’intenzione principale di questo articolo, ma è fuori dubbio che dialettica, polarità, conflitto e storia siano parole chiave che è facile associare a gente come Marx o Hegel. Al tempo stesso, tuttavia, poiché il conflitto implica volontà e motivazioni diverse che si oppongono, non pensare a Nietzsche è impossibile.

Un’associazione tra la storia di Mulan e il pensiero di questi autori non è né immediata né obbligatoria, ma come al solito le suggestioni alimentano i voli del pensiero e i voli del pensiero, ricorsivamente, alimentano suggestioni.

È per questo motivo, dunque, che nella presa di coscienza di una figlia giovanissima, circondata da costumi e norme morali bigotte e ipocrisia, un modo di pensare quasi rivoluzionario emerge: questo strano egoismo, che qualcuno chiamerebbe amor proprio e qualcun altro irriconoscenza, arriva alla massa come un comportamento fastidioso e incomprensibile, ma non troppo.

Qualcosa di simile anche la madre o l’amica lo aveva bramato, in un modo o nell’altro, ai tempi della sua adolescenza: mancando del coraggio necessario ad autodeterminarsi, tuttavia, quell’idea è rimasta tale, e la strada che la vita prese fu quella tradizionale.

Riuscendo ad affrancarsi da questa tossica tradizione che impone ruoli associati al genere della nascita, non è importante che Mulan diventi la guerriera che salva la Cina, ma è importante che la sua motivazione sia d’esempio per altri o altre.

Dopo di lei, diventare soggetti è un po’ più facile: la possibilità così remota di abbandonare il tracciato prescritto per riuscire in qualcosa in base alla propria volontà è grazie a lei una sfida più abbordabile.

Mulan: attività, passività e le sue conclusioni

Mulan, la società e i ruoli: la principessa Disney anticipa tendenze che oggi farebbero rabbrividire alcuni, ma perché è così importante?
Mulan

Sempre perché essere coerenti è una qualità importante, l’ennesimo articolo pseudofilosofico del sottoscritto verte su qualcosa di freudiano perché se manca non va bene: la polarità pulsionale tra attività e passività, così sottovalutata oggi e al tempo stesso così necessaria per comprendere davvero le questioni legate al femminile, al maschile e allo sviluppo della personalità, diventa una chiave di lettura essenziale per questa analisi su Mulan.

Pulsioni e loro destini (1915) è un saggio in cui il padre della psicoanalisi chiarisce che la pulsione è un concetto limite tra lo psichico e il somatico. La pulsione è rappresentata nella mente da un’idea e da una quota di affetto, una registrazione di piacere o dispiacere che riflette le oscillazioni sottostanti nella tensione energetica.

Non è la sessualità, dunque, ma la influenza inevitabilmente, grazie al ruolo complementare della polarità attivo-passivo.

È noto che, in termini tradizionali, alla femmina sia attribuito un passivo ruolo di accoglienza e al maschio un ruolo attivo, decisionale e incisivo. Mulan è scabroso perché frantuma questo simbolismo.

Prima che l’archetipo relativo alla parità di genere, lo shock causato da questa giovane principessa Disney è primordiale e preistorico: sfondando con forza non solo gli stereotipi di genere, ma anche la rappresentazione inconscia del maschile e del femminile, la sua storia è una novità che il mondo fa fatica ancora oggi ad accettare.

Ruoli imposti, non imposti e pre-assegnati s’intrecciano nella comunità reale del consorzio umano come in quella virtuale determinata da una narrazione fiabesca: il minimo comune denominatore è che essere critici e attuali significa accettare la frustrazione che si associa con questa rivoluzione, anche se non siamo ancora pronti del tutto a operare cambiamenti concreti.

Eppure, quello che conta è che alla fine il cambiamento arrivi, che cose agiscano e la civiltà venga raggiunta.

Ogni riferimento al DDL Zan è puramente casuale.

Leggi anche: Il Re Leone – Scar e Machiavelli

Gianluca Colella
Ho 26 anni, sono uno Psicologo di Napoli e quello che amo della mia esperienza con la Settima Arte è la possibilità di legare ciò che studio agli show e ai film che amo; lo spazio culturale soggettivo e oggettivo nel quale possiamo emozionarci riconoscendo l'evoluzione di storie, personaggi ed affetti è una delle cose più preziose che abbiamo e secondo me l'arma più preziosa della Settima. Un po' la Forza di Star Wars.

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