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The Falcon and The Winter Soldier: l’eroismo è quotidiano

The Falcon and The Winter Soldier funziona se letto in termini astratti e speculativi perché aiuta il soggetto pensante oltre che spettatore a riconoscere in essa quegli elementi che la rendono più che un semplice prodotto d’intrattenimento.

La serie anima la Casa delle Idee con un revival molto piacevole, capace di appassionare fan nuovi e veterani ai cicli narrativi tipici del genere d’azione, ma senza perdere la spensieratezza tipica degli eroi Marvel.

Poco tempo è passato dagli eventi di Avengers: Endgame, dunque è formalmente, ma anche sostanzialmente logico trovare Bucky e Wilson ancora scossi dal trauma legato alla perdita di Cap: Steve Rogers era per loro un amico prima che un leader.

In questo vuoto ereditario pesante quanto un macigno, la miniserie Disney-Marvel si propone di rinnovare la cultura che decenni di film sui suoi eroi aveva stimolato. Lo scopo si raggiunge in pochi episodi che recuperano atmosfere degne dei film dei fratelli Russo, senza sacrificare l’originalità e i colpi di scena funzionali al proseguimento della narrazione complessiva del MCU.

L’avventura che costringe Wilson e Bucky a collaborare ha caratteristiche non troppo lontane dai film su Steve Rogers, complice anche il legame emotivo tra i due protagonisti e Capitan America.

L’interpretazione del ruolo simbolico del nuovo Cap è forse uno degli aspetti più affascinanti della miniserie, parallelamente al gioco etico che governa le azioni degli eroi che contrastano il nuovo ordine mondiale.

The Falcon and The Winter Soldier: l’eredità dello scudo

Falcon & The Winter Soldier, con la sua magnifica capacità d'intrattenere e speculare, è una delle nuove perle del MCU.
The Falcon & The Winter Soldier – lo scudo di Cap

La prima caratteristica interessante della serie Marvel che vale la pena approfondire è il ragionamento in-attuale sulle condizioni di vita della popolazione mondiale dopo il Blip di Thanos.

Alla luce degli eventi catastrofici che hanno rivoluzionato la vita umana sulla Terra, il gruppo terroristico dei Flag-Smashers, tra cui si nascondono individui che mirano a diffondere il siero del supersoldato.

Falcon e The Winter Soldier combattono in qualità di uomini prima che eroi questa minaccia, cercando di definire le coordinate morali che essi stessi devono seguire prima ancora che gli altri, adesso che sono orfani di Capitan America.

A tal proposito, lo Scudo di vibranio diventa un vettore di simboli estremamente potenti: i membri degli Avengers recuperano attraverso quest’arma parte della loro identità in frantumi, Bucky dal punto di vista del valore affettivo legato a Cap, Wilson principalmente rispetto al significato dell’eroismo quotidiano che fa la differenza nella società in cui vive.

Proprio quest’altro secondo fattore diventa il fil rouge prevalente che unisce le diverse trame: questa miniserie è un piccolo capolavoro perché riesce a trasmettere attraverso dei particolari il valore e i significati (individuali e collettivi) legati alla necessità di controllare le proprie azioni per fare del bene nel mondo.

Falcon e The Winter Soldier nell’America razzista

Falcon & The Winter Soldier, con la sua magnifica capacità d'intrattenere e speculare, è una delle nuove perle del MCU.
The Falcon & The Winter Soldier – Isaiah Bradley

Il rancore che ha negli occhi, Isaiah Bradley lo prende a prestito dal suo passato, vissuto nel fuoco di un odio tanto ingiustificato quanto radicale. Vittima di esperimenti a cavallo della Seconda Guerra Mondiale, questo anziano e fiero co-protagonista diventa determinante per la crescita di Falcon quando gli rivela che in passato era stato una cavia per il progetto del supersoldato.

Poiché difficilmente il governo avrebbe promosso un Capitan America afroamericano, la sua importanza venne contestualmente ridotta e in alcune occasioni Isaiah fu vittima di attentati, che lo portarono a isolarsi dal regime, operare una scissione tra vittime e carnefici e rifiutare il simbolismo e la narrazione a stelle e strisce.

In questo contesto così particolarmente verosimile, nella miniserie Marvel egli non solo diventa un esponente quasi letterale del movimento Black Lives Matter e delle politiche americane anti-Trump, ma al tempo stesso è paradossalmente un ponte ideologico che consente a Falcon di riconoscersi come soggetto capace di integrare (nel bene e nel male) la filosofia del patriota americano prototipico.

È proprio grazie ai discorsi d’odio e vittimismo con Isaiah, infatti, che Wilson riesce a recuperare l’umiltà della sua etnia, restituire alla sorella una dignità che aveva perduto e a se stesso una ragione di vita per combattere i Flag-Smashers.

Come in un manifesto piccolo sul bordo di un marciapiede, The Falcon & The Winter Soldier opera una non tanto velata critica politica alla diffusione del razzismo sistematico negli Stati Uniti, promuovendo una coscienza collettiva e di classe provocatoria ma ancora insufficiente.

La sensazione che arriva guardando la serie, infatti, è che sebbene i produttori ci provino, a fornire uno sguardo critico sulla vicenda reale contemporanea, in un modo o nell’altro essi stessi operano all’interno del sistema, alimentandolo con la stessa ideazione di una serie Marvel e Disney.

L’America continua a essere un riferimento per la cultura d’intrattenimento, ma questo spaccato meta rispetto ai contenuti dello show è funzionale se, partendo dal vettore dell’eroismo quotidiano, la collettività riesce a prendere consapevolezza del fatto che dalle forze che li intrappolano possono affrancarsi solo se ognuno compie il passo giusto verso un modo di interpretare il proprio ruolo nel mondo come coscienza attiva e non passiva.

Falcon, da questo punto di vista, diventa l’emblema dell’integrazione e dell’inclusione di un soggetto diverso in una società capitalista consacrandosi episodio dopo episodio, fino all’epico colpo di scena finale di The Falcon & The Winter Soldier.

Leggi anche: WandaVision – Un portale per la Fase Quattro

Gianluca Colella
Ho 26 anni, sono uno Psicologo di Napoli e quello che amo della mia esperienza con la Settima Arte è la possibilità di legare ciò che studio agli show e ai film che amo; lo spazio culturale soggettivo e oggettivo nel quale possiamo emozionarci riconoscendo l'evoluzione di storie, personaggi ed affetti è una delle cose più preziose che abbiamo e secondo me l'arma più preziosa della Settima. Un po' la Forza di Star Wars.

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