Home Il Mondo tra Anime e Animazione The Promised Neverland: i mostri siamo noi?

The Promised Neverland: i mostri siamo noi?

La seconda stagione di The Promised Neverland ha raccolto numerose critiche a causa dei gravi tagli apportati dallo studio CloverWorks. Interi capitoli (e addirittura personaggi!) sono stati eliminati per poter raggiungere celermente la conclusione, segnando un violento cambio di ritmo rispetto alla prima serie. Cambio che si avverte soprattutto nella riduzione dei tatticismi, degli scontri dialettici e di quell’aura di mistero che avevano fatto di The Promised Neverland un erede spirituale di Death Note.

Al netto della forte delusione per il finale sbrigativo e per i temi non approfonditi, è ancora lecito chiedersi se qualcosa dell’anime possa essere salvato.

Potendo dare uno sguardo d’insieme all’opera, infatti, emergono con prepotenza almeno due temi di grandissimo impatto etico e sociologico. Prima, però, di addentrarci in questa analisi, facciamo un breve sunto della trama.

Ricapitolando

I bambini sono riusciti a fuggire da Grace Field e cercano la salvezza sfruttando gli aiuti lasciati da William Minerva. Una volta a contatto con il mondo esterno, però, scoprono un’atroce verità: i demoni controllano una parte del pianeta e hanno dato vita a una civiltà del tutto analoga a quella degli umani.

Peggio ancora, essi hanno un bisogno fisiologico di carne umana per mantenere le fattezze antropomorfe e il raziocinio. Le fattorie dove vengono allevati i bambini non sono altro che il prodotto di un antico patto di non belligeranza tra uomini e demoni.

Proprio così: dall’altra parte del pianeta la civiltà umana ha continuato il suo corso concedendo alcune vittime sacrificali ai nemici storici. Nel frattempo l’avidità dei demoni ha portato alla creazione del laboratorio Lambda 7214, una sede sperimentale in cui forzare la crescita cerebrale del bestiame.

L’aristocrazia demoniaca vuole carne di prima qualità, mentre il popolo deve arrangiarsi con cibo di livello inferiore.

Ad un certo punto della storia Emma e i suoi scoprono che Norman è stato in questo laboratorio ed è sopravvissuto. Non solo: il ragazzo è diventato il leader di un gruppo che intende sterminare i demoni attraverso un particolare composto chimico. Emma, invece, ha incontrato Mujika, il cui sangue è capace di liberare i demoni dal bisogno di carne umana, e propende per la convivenza pacifica.

Le due visioni arriveranno inevitabilmente allo scontro e sconvolgeranno i piani delle alte sfere demoniache.

The Promised Neverland ci accusa di essere i demoni del nostro tempo perché non abbiamo rispetto per la vita, sia essa animale o umana.
I demoni al comando s’impegnano per salvaguardare il proprio sistema, anche grazie all’aiuto degli umani.

Questione etica e questione sociale

L’aspetto forse più pregnante di The Promised Neverland è il cambio di prospettiva che viene imposto allo spettatore. Inizialmente identificati come sadici nemici, i demoni in realtà costruiscono villaggi e si spendono per i propri bambini. Su di loro pende il costante pericolo della regressione, reso ancor più angosciante dalla scarsa reperibilità e dal prezzo della carne di prima scelta. Il popolo non sa dell’esistenza di Mujika ed è costretto a vivere di espedienti, magari vedendo i propri cari tramutarsi in bestie deformi e incontrollabili.

A Norman tutto questo non importa. Lui è arrabbiato e ferito. Nel mondo dualistico che si è venuto a creare l’estinzione dei demoni è l’unica soluzione per evitare l’olocausto dei bambini.

Perché, in fondo, chi gli garantisce che i demoni guariti da Mujika non mangeranno carne in futuro? I bambini sono per natura appetitosi e restano potenziali prede per i mostri. Le due razze non potranno mai coesistere.

The Promised Neverland ci accusa di essere i demoni del nostro tempo perché non abbiamo rispetto per la vita, sia essa animale o umana.
Il sangue della dolce Mujika è la chiave per risolvere il conflitto tra le due razze.

La logica di Norman appartiene a quel fenomeno molto studiato in psicologia sociale che è il conflitto tra gruppi. Siamo nelle ultime fasi dell’escalation, dove aumentano intensità e violenza e s’investe sulla totale distruzione del nemico. Qui nessun compromesso pare realizzabile, nemmeno se le soluzioni ci vengono messe sotto al naso (il sangue di Mujika). L’importante è porre la maggior distanza possibile con il nemico e disintegrarlo.

Il fatto di non essere più in cima alla catena alimentare produce una ragionevole paura nell’essere umano. I demoni sono stati davvero sadici macellai nei confronti di bambini innocenti e questo massacro esige vendetta. Però molti demoni si sono ritrovati vittime del sistema. Forse i poveri avrebbero volentieri usufruito del sangue curativo e rinunciato alle fattorie.

Scardinare il sistema è la vera sfida dei personaggi di The Promised Neverland e se da un lato Emma se ne fa carico, dall’altro Norman persegue la via dell’esclusione.

Egli non ha più empatia nemmeno di fronte a creature che soffrono esattamente come lui. La sua immaginazione morale è accecata dall’odio e dal dolore.

Norman si accinge ad assassinare un’innocente bambina demoniaca

I mostri siamo noi?

Nel ricapitolare le vicende di The Promised Neverland è facile trovare, con un po’ di libertà, alcune forti metafore. La prima è che i demoni non sono altro che gli stessi esseri umani nei confronti degli altri esseri viventi. Sono stati gli umani a lasciare alcuni bambini come pegno, e sono sempre gli umani collaborazionisti a perpetuare il sistema delle fattorie.

Nel mondo reale, sono gli umani che costringono certe classi sociali alla povertà e alla “degenerazione”, e sono sempre gli umani ad allevare in modo intensivo il bestiame di cui si nutrono.

I demoni della realtà di ogni tempo sono quelli che non hanno mostrato alcun rispetto per la vita.

Singolare, inoltre, come in The Promised Neverland sia lo sviluppo del cervello la discriminante tra carne di buona o mediocre qualità. Attraverso i cervelli l’aristocrazia demoniaca si mantiene forte e, allo stesso tempo, impedisce che le menti migliori possano progredire. I rivoluzionari e i sovversivi vengono colti prima che possano fare danni. Sembra quasi di vedere la nostra società mentre “sacrifica” lo sviluppo cognitivo delle persone sull’altare del consumo.

Cervelli assassinati nell’anime, cervelli intorpiditi dagli smartphone nella realtà. Cervelli in fuga perché sfruttati senza che sia mai riconosciuto loro il giusto valore.

Il trattamento che riserviamo agli animali, agli ultimi e alle nuove generazioni ci suggerisce forse che il demone si trova nell’immagine riflessa sui nostri specchi.

Leggi anche: The Promised Neverland – La dialettica nella prima stagione

Giuseppe Turchi
Laureato in Filosofia all'Università di Parma, sono stato cultore della materia e attualmente insegno alle scuole superiori. Appassionato di neuroetica e psicologia, ho pubblicato due racconti morali e scrivo saggi divulgativi. Mi batto con le unghie e con i denti per una riforma scolastica incentrata sull'educazione affettiva, digitale e al pensiero critico. Dragon Ball è stato il mio maestro di vita, anche se poi ho dedicato il mio cuore a Neon Genesis Evangelion e Attack on Titans. L'Inter è la mia croce e la mia delizia.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

LEGGI ANCHE

La censura cinematografica in Italia

Tra i tanti aspetti che contornano l’industria cinematografica vi è, purtroppo, anche la censura. Non importa di quale nazione si parli. La censura cinematografica...

Chuck Palahniuk e la letteratura cinematografica – Fight Club e Soffocare

«Possiamo passare la vita a farci dire dal mondo cosa siamo. Sani di mente o pazzi. Stinchi di santo o sesso-dipendenti. Eroi o vittime....

A Classic Horror Story – Alle origini

Il 14 luglio 2021 vede l'approdo su Netflix dell’horror made in Italy A Classic Horror Story. Alla regia Paolo Strippoli assieme a Roberto De Feo, ritornato dietro la macchina...

Revolutionary Road e Jhonny & Mary – Il peso della verità

Revolutionary Road è la prima opera dello scrittore Richard Yates che, con il suo stile lineare, è stato in grado di raccontare la società americana...