Home I nuovi arrivati A Quiet Place II - Dramma famigliare nell'ombra di McCarthy

A Quiet Place II – Dramma famigliare nell’ombra di McCarthy

Nel 2018 usciva nelle sale cinematografiche globali A Quiet Place, il terzo film da regista di John Krasinski,, dopo Brief Interviews with Hideous Men del 2008 in cui Krasinski rileggeva per il cinema l’omonima opera letteraria di David Foster Wallace e The Hollars del 2016, un piccolo film famigliare dall’impianto corale e dalla struttura dichiaratamente teatrale.

Krasinski è noto soprattutto in qualità di attore di cinema drammatico e ancor più di commedia. Tuttavia, come molte personalità di Hollywood, nel corso degli anni ha intrapreso un percorso di ricerca e di studio sul cinema, diventando anche un produttore.

Da quel momento ha inizio una svolta di grande interesse rispetto alla personalità cinematografica intesa come cinefilia (guardare e amare il cinema) e cinematografia (fare del cinema). Krasinski produce titoli quali Promised Land di Gus Van Sant, un film di denuncia addirittura boicottato rispetto alla sua uscita nelle sale, e Manchester By The Sea di Kenneth Lonergan, un dramma famigliare ancora una volta dall’impianto corale e votato alla ricerca e analisi psicologica di alcuni individui, un padre di famiglia su tutti, in seguito alla tragedia della perdita.

John Krasinski con A Quiet Place II torna a raccontare il dramma di una famiglia costretta a sopravvivere ad un mondo desolato e da incubo.
Emily Blunt, e John Krasinski sul set di “A Quiet Place II.”

Fino ad arrivare al 2018, anno in cui John Krasinski diviene autore di cinema horror, senza però allontanarsi del tutto dalla sua precedente idea di cinema e dal racconto che gli è più personale e sincero, quello del dramma famigliare.

A Quiet Place presenta infatti un nucleo famigliare che si ritrova costretto a vivere in circostanze drammatiche e desolate, torna ancora una volta l’elaborazione della perdita (The Hollars) e la potenza simbolica del silenzio che prende il sopravvento sulle grida e lo scorrere incessante delle parole e dunque dei dialoghi.

Chiaramente tutto cambia poiché in A Quiet Place ciascuna di queste dinamiche viene filtrata dagli stilemi e dagli strumenti narrativi del cinema horror e di tutta quella folta vulgata di cinema post apocalittico che raccoglie titoli estremamente differenti tra loro quali: Mad Max, Io sono leggenda e The Road.

John Krasinski con A Quiet Place II torna a raccontare il dramma di una famiglia costretta a sopravvivere ad un mondo desolato e da incubo.
Genitori e figli sopravvivono ad un mondo ormai alla fine – Cinema post apocalittico e racconto familiare secondo Cormac McCarthy e John Hillcoat – THE ROAD

Il film debutta al Festival texano South by Southwest, e si rivela inaspettatamente un successo immediato di critica e pubblico. Nemmeno due mesi dopo approda nei cinema di tutto il mondo, dove viene applaudito ed esaltato come uno degli horror più acclamati degli ultimi anni.

Un piccolo film che consegna al mondo una grande idea di cinema.

Tre anni più tardi, anche a causa dell’impatto della pandemia di Covid-19, il secondo capitolo approda nelle sale globali ed è ancora una volta un grande successo, forse anche maggiore del precedente.

Quello che è stato, quello che è

John Krasinski con A Quiet Place II torna a raccontare il dramma di una famiglia costretta a sopravvivere ad un mondo desolato e da incubo.
Affrontare la paura nella crescita di un mondo che non esiste più

I primi dodici minuti di A Quiet Place II valgono il prezzo del biglietto.

Sono gli stessi che il regista e sceneggiatore John Krasinski ha scelto di pubblicare sulle maggiori piattaforme social per incuriosire il pubblico internazionale e far riavvicinare gli ammiratori del precedente capitolo alla sala cinematografica.

In quei dodici minuti di grande cinema fatto di spettacolarità, tensione e dinamismo (in un piano sequenza sulla scia del ben più noto I figli degli uomini) viene rivelata la grande incognita del film precedente: come e quando sono arrivati sulla terra gli alieni dal super udito?

Krasinski torna dunque alle origini mettendo in scena il preambolo di questo interessantissimo franchise horror. Sprazzi di una quotidianità provinciale, per certi versi sonnolenta e quindi assolutamente rassegnata all’inseguimento dell’american way of life, improvvisamente stravolti.

John Krasinski con A Quiet Place II torna a raccontare il dramma di una famiglia costretta a sopravvivere ad un mondo desolato e da incubo.
A Quiet Place – Capitolo I. Elaborazione della perdita e unione familiare

Krasinski sembra rifarsi tanto allo Spielberg bizzarro e caotico de La guerra dei mondi, quanto al Romero de La città verrà distrutta all’alba, mettendo in scena la distruzione repentina e violenta della calma e la fine di quella sonnolenza così atavica e radicata nella provincia americana.

Le basi cinematografiche e narrative del franchise horror A Quiet Place sono indissolubilmente legate a questi primi dodici minuti, poiché tutti e due i capitoli in fin dei conti riflettono sì sul “what if”, ma soprattutto sugli effetti di un evento che è stato e che ha dato vita a una nuova idea di sopravvivenza sulla terra, cioè “quello che è”.

Ecco dunque che il film si riallaccia al precedente laddove scorrevano i titoli di coda, ancora quello scantinato, ancora quella casa solitaria nelle campagne.

L’atmosfera è fin da subito drammatica questa volta, descrivendo un mondo sempre più desolato. Il nucleo famigliare si ritrova ad affrontare allo stesso tempo l’elaborazione della perdita e la crescita di un neonato, in un contesto spietatamente rigido e letale.

John Krasinski con A Quiet Place II torna a raccontare il dramma di una famiglia costretta a sopravvivere ad un mondo desolato e da incubo.
Un universo narrativo e spaziale sempre più vasto – Affrontare l’esterno, affrontare il pericolo

Krasinski compie un ottimo lavoro sugli ambienti, che se nel primo capitolo appartenevano a una dimensione secondaria, assumono questa volta un’importanza centrale e strategica.

Ciò che prima era il luogo del pericolo da cui trovare riparo, ora è campo di battaglia. La famiglia unita può affrontare questo pericolo senza paura, come già indicava esplicitamente quel gesto conclusivo del primo film. Da questo momento,  possiamo difenderci.

La grande novità di questo secondo capitolo è da identificarsi dunque nella messa in scena totale (e non più parziale) delle conseguenze del passato, dall’arrivo degli alieni all’abbandono forzato della casa solitaria.

Genitori e figli

John Krasinski con A Quiet Place II torna a raccontare il dramma di una famiglia costretta a sopravvivere ad un mondo desolato e da incubo.
A Quiet Place – L’addio di un padre destinato a rivivere nei figli

Krasinski e i suoi due sceneggiatori Scott Beck e Bryan Woods dimostrano una grande capacità organizzativa e narrativa nello strutturare il film in funzione degli elementi secondari che se in un primo momento appaiono insignificanti, in un secondo o terzo divengono strategici.

Uno di questi è individuabile nella costruzione del rapporto genitori/figli, parcellizzata nel corso del primo e secondo capitolo.

Nel flashback delle origini per esempio, Regan Abbott (Millicent Simmonds), la figlia sordomuta, spalleggia il padre Lee, lo aiuta nello sbucciare un frutto e poi lo segue, quasi come ne fosse un’ombra nel momento del ritorno a casa.

La fuga – Il silenzio non basta più

Tutto questo avviene quando la famiglia si divide in due nuclei. Lee e Regan da una parte, Evelyn (Emily Blunt), Marcus e il fratellino neonato dall’altra.

Fin dal principio il film ci presenta i diversi livelli di unione e legame all’interno della famiglia Abbott.

D’altronde il momento realmente drammatico e per certi versi catartico del precedente film metteva al centro questa dinamica. L’intensità emotiva tra Lee e Regan pone le basi per la direzione e l’arco narrativo e di crescita di Regan.

Una figlia che sopravvive e che assume su di sé il coraggio e la morale di un padre che viene più volte richiamato. Lee così diventa uno spirito guida nelle oscurità (metaforiche e psicologiche) di un mondo da incubo, pur sempre illuminato dalla luce del sole.

A Quiet Place II è ancora una volta un dramma famigliare intimo e sincero. Il focus è una riflessione sulla crescita dei figli e sul ruolo di un genitore, inserito forzatamente in un contesto apocalittico.

Una famiglia cerca riparo in un mondo sempre più diviso e spietato tra alieni e uomini alla deriva

Un’esplorazione estrema delle paure dei genitori e poi dei figli, anch’essi costretti a dover prendere una posizione da adulti, pur non avendo ancora l’età.

I rapporti mutano e le cariche simboliche dei vari personaggi si pongono in continua trasformazione. Il contesto narrativo sempre più vasto, ma rimane concentrato sull’analisi del piccolo nucleo famigliare degli Abbott.

Era mio padre

Regan Abbott (Millicent Simmonds) – Una figlia sulle orme di un padre

Tra le novità più interessanti di questo secondo film c’è senz’altro la questione degli altri sopravvissuti, cui il precedente capitolo non dedicava spazio.

In aggiunta il fatto che il silenzio non è più l’unica arma di difesa e che gli alieni dal super udito non sono rimasti i soli a ricoprire la carica nemica di paura e pericolo.

Il nuovo personaggio di grande interesse di questo film infatti mette in guardia ciò che è rimasto del nucleo famigliare Abbott da entrambe le questioni: i sopravvissuti e i nuovi pericoli.

Si tratta di Emmett (Cillian Murphy), un uomo ormai solo e profondamente cambiato dai drammi e dalla desolazione letale del nuovo mondo che sceglie di farsi carico di una famiglia che non è sua ma alla quale presto (e in seguito) potrebbe appartenere.

Emmett (Cillian Murphy) – La redenzione di un uomo che si è perso e che dopo molto tempo ha forse ha trovato riparo

Krasinski ancora una volta torna sul rapporto e legame tra padri e figlie ponendo al centro delle dinamiche di questo secondo capitolo proprio Regan e Emmett che se in un primo momento sembrano scontrarsi, lentamente compiono un cammino di sopravvivenza, identificazione e appartenenza l’uno all’altra.

Un cammino su cui veglia continuamente l’ombra di un padre che rivive nelle battute di dialogo più significative e che ci confermano ulteriormente quanto Lee ora riviva in Regan.

Era mio padre.

Leggi anche – A Quiet Place – Il gioco del silenzio

Eugenio Grenna
"Andare al cinema è come andare in Chiesa per me, con la differenza che la Chiesa non consente il dibattito, il cinema sì. " Martin Scorsese

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